Carlo Petrini era convinto che i sogni, quando sono autentici e vissuti con passione, possano diventare realtà. Ed è proprio così che ha cambiato e influenzato il modo di guardare al cibo, in Italia e nel mondo.

In ricordo di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food

C’è una data precisa da cui partire per raccontare Carlo Petrini: il 3 novembre 1987. In edicola esce il numero 11 del Gambero Rosso, supplemento del quotidiano comunista Il Manifesto, fondato da un altro visionario, Stefano Bonilli. In copertina campeggia una parola destinata a cambiare la storia della gastronomia mondiale: “Slow Food”. Sotto, una frase che suona ancora oggi straordinariamente attuale: “Una proposta rivolta a tutti coloro che vogliono vivere meglio”.

Quasi quarant’anni fa Carlo Petrini aveva già intuito tutto. Aveva compreso che il cibo sarebbe diventato il terreno decisivo delle grandi battaglie contemporanee: ambiente, biodiversità, disuguaglianze, agricoltura industriale, identità culturale. Parlava della necessità di opporsi a un modello economico fondato sulla velocità, sul profitto e sull’omologazione globale dei gusti e dei territori.

All’epoca sembrava un eccentrico: difendeva i piccoli produttori quando il mondo inseguiva l’agroindustria, parlava di biodiversità quando il termine era quasi sconosciuto. Denunciava la scomparsa delle culture alimentari locali molto prima che la “sostenibilità” diventasse una parola inflazionata nei menu dei ristoranti.

In ricordo di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food

Ma soprattutto ha cambiato il nostro sguardo. Ci ha insegnato che dietro un pezzo di pane, un bicchiere di vino o un pomodoro non c’è soltanto un sapore: ci sono la terra, il lavoro, la cultura, la memoria e la politica.

Se oggi parlare di cibo significa parlare di territori, tutela delle piccole aziende agricole e biodiversità, è anche grazie alle sue intuizioni, che hanno aperto nuovi orizzonti e restituito al cibo un valore profondamente politico e sociale.

In ricordo di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food

Abbiamo avuto il piacere e l’onore, appena due mesi fa, di confrontarci con lui sul futuro del vino durante un appassionante dialogo con il Cardinale Zuppi alla Slow Wine Fair per lanciare Wine for Life. Un confronto intenso e profondo, dove è emerso che il vino non è soltanto qualità organolettica, ma è cultura, lavoro, giustizia sociale e responsabilità individuale e collettiva.

In ricordo di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food

Oggi, oltre al dolore, resta anche un senso di disorientamento: quello che si prova quando vengono a mancare punti di riferimento capaci di indicare una strada. Carlo Petrini è stato questo per molti: una voce autorevole, libera e visionaria da cui imparare a guardare il mondo con maggiore consapevolezza.

Grazie Carlo, per averci ispirato e illuminato fino ai tuoi ultimi giorni. Conserviamo con affetto il ricordo delle conversazioni e dei momenti condivisi a tavola con te, sempre pieni di intelligenza, ironia e umanità.

Che la terra, quella che hai amato e rispettato così profondamente, ti sia lieve.